Unione Collector

Marco Bettiol si racconta a Unione Collector

Marco Bettiol si racconta a Unione Collector

Il Made in Italy è un valore culturale oltre che economico. E non siamo consapevoli della sua importanza.

I consumatori non cercano prodotti anonimi ma unici, su misura e inimitabili.

È importante favorire l’incontro tra il “saper fare” e le nuove tecnologie digitali per valorizzare il lavoro degli artigiani.

Marco Bettiol, autore del libro “Raccontare il Made in ItalyUn nuovo legame tra cultura e manifattura” giunto alla seconda ristampa, si racconta a Unione Collector a proposito del grande valore economico del saper fare artigiano.

Perché non siamo così consapevoli del valore del made in Italy?

Perché lo diamo per scontato, soprattutto in Italia. Ci accorgiamo del suo valore quando andiamo all’estero e ne verifichiamo il potere di seduzione nei confronti del consumatore. Quello di cui spesso non mettiamo a fuoco è l’enorme valore culturale del prodotto italiano che, affiancato a quello economico, non è una semplice combinazione di materiali e funzionalità, ma un pezzo di cultura italiana.

Quanta attenzione c’è da parte delle nuove generazioni sulla tracciabilità della filiera?

Sta crescendo e fa parte di una più ampia ricerca di autenticità. I consumatori non cercano più prodotti anonimi e standard, ma sono particolarmente sensibili a quelli unici e su misura, non facilmente imitabili. L’origine del prodotto e la sua autenticità diventano quindi fondamentali.

Da una parte il lusso, dall’altra il low-cost: e i prodotti di fascia media del Made in Italy? Come possono essere riqualificati?

È vero che il prodotto medio di gamma sta particolarmente soffrendo la congiuntura economica. È altrettanto vero che il digitale può diventare uno strumento fondamentale per guadagnare competitività. Mi riferisco alla possibilità di saltare la tradizionale filiera distributiva e di dialogare direttamente con il consumatore finale per realizzare un prodotto su misura a prezzi accettabili.

Tanta attenzione verso il mercato della Cina: perché?

Due ragioni fondamentali: diventerà il più importante mercato al mondo e c’è una consistente nicchia di consumatori che è attenta alla qualità. L’Italia è ancora troppo poco presente. La domanda c’è e dobbiamo migliorare.

Tuttavia bisogna tenere presente la specificità di questo mercato che non è solo culturale e linguistica. I cinesi usano social network, e-commerce, siti di ricerca cinesi. Per comunicare il prodotto italiano le nostre imprese devono imparare a confrontarsi con questa realtà.

Artigianalità e nuove tecnologie: come mettere l’uno al servizio dell’altro?

Favorendo percorsi di scoperta nei quali gli artigiani abbiano la capacità di sperimentare l’importanza delle nuove tecnologie per valorizzare il loro lavoro. Un modo concreto per raggiungere questo obiettivo è aprire le botteghe degli artigiani ai giovani, che ovviamente oggi hanno facilità nell’uso delle nuove tecnologie. Quando porto i miei studenti a visitare i laboratori vedo quanta passione e interesse suscita in loro il lavoro artigiano. Allo stesso tempo vedo lo stupore degli artigiani quando si vedono raccontati in digitale (con immagini e video sui social media). È una complementarietà da sfruttare.

Giulia Marruccelli

Vicenza,  18 aprile  2017

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