Unione Collector

INTERVISTA a Fabio Refosco

Fabio Refosco, l’artista con la sensibilità sospesa tra controllato e incontrollabile

Da oltre 20 anni è sulla scena artistica del territorio: c’è stato uno o più maestri che hanno ispirato, formato e accompagnato il suo percorso?
Anche se ho sempre frequentato dei professionisti che mi hanno dato dei giusti insegnamenti, ho sempre ricercato una mia libertà espressiva. Credo fortemente nel rapporto umano, trovo ispirazione ed entusiasmo anche da persone del mio quotidiano, a volte incontri inaspettati che hanno catalizzato la mia creatività.

I gesti e le sue opere, causa ed effetto. Da un atto violento e istintivo come una frustata, nasce un fiore, una margherita. Da un delicato soffio nasce una bolla: c’è inconscio o razionalità in questo gesto?
Quello che apparentemente può sembrare frutto di inconscio, in realtà è il risultato di una ricerca costante sul colore, sul supporto carta e il gesto.

La mostra “Impressioni di carta” ospiterà opere prevalentemente di colore nero: perché questo colore? E’ un riflesso della decadenza di oggi?
Il colore nero assorbe, il bianco della carta riflette: mi entusiasma trovare l’equilibrio tra il supporto lucido della carta e il colore nero. Trovo il colore nero raffinato e splendente pieno di sfumature colorate.

L’energia, il caso e la carta: sono solo questi gli elementi/strumenti che generano le opere della mostra o c’è anche altro?
“Il caso non esiste”. C’è sempre un significato, un nesso che va oltre i singoli accadimenti della vita. L’uomo artefice della propria esistenza, plasma la materia a suo piacere, teme il caso. La mia sensibilità è sempre in bilico tra controllato e incontrollabile, sperimento equilibri sempre nuovi tra acqua (elemento vitale) e pigmenti (materia); ricerco la trasformazione. A volte la induco con la forza (frusta).

Per le sue opere usa la carta Favini Bindakote: qual è il suo valore aggiunto?
Ho ricercato e trovato nella  carta Favini Bindakote un ottimo supporto che sa accogliere il colore e l’acqua e dà una resa unica alle mie opere.

Le sue opere sono state esposte non solo sul territorio veneto ma anche a Roma, Firenze, Milano. Qual è il suo approccio ad una nuova mostra: opportunità da cogliere, una sfida da superare o altro?
Per me esporre, far vedere il proprio lavoro, è sempre entusiasmante. La sfida, se vogliamo chiamarla così, è quella di riuscire a comunicare il proprio pensiero.

Cosa vuol dire oggi fare l’artista in una provincia come Vicenza?
Lavorare nel territorio vicentino è sicuramente molto stimolante, perché si trovano eccellenze industriali come la Favini e laboratori  artigianali con cui collaboro come la Tipografia Unione o  la Vicolor.
Ho la fortuna  di esercitare la mia passione in uno spazio unico, che è frequentato da varie persone amanti dell’arte nelle sua diverse forme. Confronto continuo e condivisione dei pensieri: lo spazio InArt.E’ un incubatore artigianale, condiviso da un architetto e una designer, fucina di idee aperta a tutti.

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