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“Prima dammi un Bacio” personale di Marco Bateni

“Prima dammi un bacio”, personale di Marco Bateni

Il nome è preso in prestito da un brano di Lucio Dalla, perla scritta per l’omonimo film. Racconta di due giovani che,  da quando vengono al mondo nello stesso giorno, vivono una continua simbiosi rimanendo eternamente legati attraversando gli ostacoli dalla II Guerra Mondiale.Il perché di questa scelta ce lo spiegherà Marco Bateni all’inaugurazione della serata, venerdì 24 giugno alle ore 21 puntuali: un percorso che non ammetterà slittamenti di orario e si concluderà alle 22.30. Accompagnati dalle vibranti note di strumenti ad archi, l’autore ci racconterà lo sviluppo di questo progetto, presentando i suoi lavori in due step ben definiti. Accanto a lui “il grande Albert e il suo caos dentro di sé cercheranno di generare una stella danzante durante la serata (Taeg 2,1%)”.Bateni, che nella vita è medico psichiatra presso la casa di cura Villa Margherita (Vi), è persona schiva che non ama essere al centro dell’attenzione. Si è avvicinato a questa forma di espressione perché gli permette di dialogare con se stesso in un silenzio che a volte è assordante.Coerentemente con il suo carattere, in questi panni più che artista preferisce definirsi “manovale dell’espressione visiva”. I suoi lavori sono un tentativo di trasportare su tela vissuti emotivi per  sollecitare una riflessione sul cambiamento, stato che in ognuno di noi avviene durante la nostra vita.Nei suoi lavori vi si può leggere o sentire emozioni diverse e a volte contrastanti. Per percepirli è comunque importante provare ad entrare in sintonia tra ciò che si sta vivendo e ciò che si sta guardando.

Marco Bateni: colori, cambiamenti e stati d’animo proiettati su tele
Marco Bateni è medico psichiatra presso la casa di cura Villa Margherita, in Vicenza. Persona schiva che non ama essere al centro dell’attenzione, oltre alla propria professione ama dipingere. Coerentemente con il suo carattere, in questi panni più che artista preferisce definirsi “manovale dell’espressione visiva”, le sue opere “lavori”.

Marco, perché si è avvicinato alla pittura?
Mi sono avvicinato a questa forma di espressione perché mi permette di dialogare con me stesso in un silenzio che definirei a volte assordante.

Come nascono i suoi quadri?
Nascono quando riesco a percepirmi, quando trovo la forza e la volontà di non ascoltare più ciò che sono abituato a vedere e sentire, quando mi immergo in quel silenzio dell’anima che mi permette di sentire altro. E’ questo ascolto che favorisce quella forma di scrittura che si intravvede nelle tele.

Quali messaggi è possibile leggere nei suoi lavori?
Nei miei lavori ognuno può leggere o sentire emozioni diverse e a volte contrastanti. Per percepire è comunque importante provare ad entrare in sintonia tra ciò che si sta vivendo e ciò che si sta guardando. Un messaggio, comunque può essere: “Fermatevi un instante e ascoltatevi!”.

Colori e sfumature esprimono anche stati d’animo?
Solamente stati dell’animo. I colori sono intesi come strumenti per capire, gestire, modificare le proprie emozioni.

Marco, cos’è per lei il cambiamento? Sia dal punto di vista dell’artista che del medico.
E’ un percorso che metaforicamente potrei rappresentare come una caccia al tesoro dove per trovare il tesoro bisogna prima di tutto iscriversi alla gara e poi partecipare. Questa risposta corrisponde sia quando sono nelle vesti del manovale dell’espressione visiva, sia quando svolgo il mio lavoro di psichiatra. Il cambiamento è essere disposti a cercare; a volte con la sensazione che le indicazioni per trovare il