Ultimo appuntamento 2019 con David Gil e Avapo Venezia Onlus

Quello di mercoledì 11 dicembre 2019, ore 18.30, sarà un appuntamento davvero speciale. Interverranno alla serata il visual designer David Gil, il presidente di Avapo Venezia Onlus Teresa Baldi Guarinoni e il volontario Renzo Busetto. Sarà speciale perché con i nostri ospiti uniremo creatività e comunicazione, ambito lavorativo e sociale, professionalità e relazioni umane. Abbiamo allora intervistato uno dei nostri ospiti, David Gil, per conoscere meglio il suo percorso professionale e avere qualche bella anticipazione su ciò che ci aspetta. Ricordiamo che i biglietti sono prenotabili gratuitamente sull’evento facebook e su Eventbrite 😃

Partiamo dalle origini, raccontaci un po’ com’è nata la tua passione per la grafica, qual’è stata la tua formazione.

Da piccolo mi è sempre piaciuto disegnare e ricordo mi piaceva ricopiare marchi e inventarne di nuovi. Già allora ero affascinato dai pittogrammi, ma è stato più tardi a spiegarmi un mio vicino di casa, che lavorava come grafico presso la tivù nazionale spagnola, che quello che mi piaceva fare si chiamava design grafico.

A dir la verità la mia formazione grafica è in gran parte autodidatta. Arrivo alla grafica da una formazione artistica e legata soprattutto al design allestitivo. Una gran parte della mia attività professionale è stata infatti, la grafica applicata all’architettura e agli spazi: segnaletica, allestimenti grafici, grafica d’ambiente e comunicazione urbana.

Ha influito sicuramente anche il gene artistico di mio padre, che era un bravo vetrinista.

David Gil, sappiamo che sei di origini spagnole e lavori tra Madrid e Venezia, due città da sempre legate per arte e storia. Com’è il tuo personale rapporto con l’Italia e come vedi oggi la grafica italiana, anche in rapporto alla realtà spagnola.

È curioso perché io capovolgerei la domanda [sorride]. Dal punto di vista lavorativo si può dire sono cresciuto qui, in Italia. Solo molto più tardi ho avuto modo di lavorare in Spagna per la prima volta, concretamente a Madrid presso un noto studio, dove ero responsabile della grafica applicata all’architettura. Ricordo ero considerato piuttosto “italiano”, forse perché il mio pensiero grafico ha guardato molto più “quel lato svizzero e milanese” della grafica. Anche la mia impostazione verso il lavoro era considerata sicuramente “meno spagnola”.

La grafica è diventata globale, spesso gli stili sono “modaioli”, quindi non percepisco più queste grandi differenze territoriali… sicuramente la Spagna ha avuto negli anni passati il suo boom come fu per l’Italia tra gli anni ’50 e ’60: apertura in tutti gli ambiti, sociali, culturali e produttivi, un grande entusiasmo che aveva contagiato le aziende spagnole a richiedere design, direi quasi in modo compulsivo. Proprio in quegli anni è stata coniata una famosa domanda: ¿trabajas o diseñas? ovvero lavori o fai design?

Operi in tanti settori diversi della grafica e della comunicazione. Ce n’è uno che ti dà più soddisfazioni o, comunque, qualche progetto cui sei particolarmente legato?

Sì è vero, ho avuto modo di lavorare in diversi settori della grafica, però l’ambito che continua ad affascinarmi di più è il design icon, e in generale tutti gli aspetti della grafica che ti permettono la restituzione semplificata delle cose. È la mia ossessione creativa comunicare efficacemente con il minor numero di elementi, collegando forme, colori, parole e suggestioni.

Non sono legato ad un progetto in particolare, anche se quello per Avapo Venezia ha un forte significato emotivo per me. Di certo i progetti più personali e che realizzo in parallelo alla mia attività professionale sono quelli a cui sono legato di più. Nella maggior parte sono elementi grafici ludici e di social design, che ho realizzato per invito o sono stati selezionati per mostre o pubblicazioni.

In particolare tengo molto alla serie WHICH VENICE? Si tratta di manifesti realizzati in chiave sociale, su alcuni temi relativi le problematiche urbane e sociali di cui, purtroppo, da tempo soffre la città lagunare.

Parliamo ora degli Alberi di Avapo. Com’è nata la collaborazione con questa bella realtà di volontariato e cosa significa per te questo progetto di grafica sociale.

Il rapporto con Avapo Venezia si può dire che sia nato un po’ “per caso”: un mio cliente dell’ufficio stampa con cui collaboravo, mi chiese di seguire personalmente la comunicazione grafica, per l’anniversario di una piccola realtà associativa veneziana. La collaborazione doveva chiudersi con questo incarico, ma poco dopo mi chiesero l’aggiornamento di alcuni loro artefatti comunicativi, e poi come si dice l’appetito vien mangiando…

Ha significato molto questo progetto, innanzitutto da un punto di vista umano ed emotivo. Poi c’è la soddisfazione come professionista nel vedere un cliente, che oltre a credere nella potenzialità della comunicazione grafica man mano ha educato il suo occhio, sapendo distinguere una grafica efficace da una con meno qualità comunicativa, anche estetica.

Arriviamo così all’evento dell’undici dicembre, che si terrà all’interno di una tipografia. Quale ruolo vedi per la grafica nel rapporto tra carta e digitale?

È vero, c’è un boom del prodotto digitale molto legato al marketing digitale ed ora all’animazione vettoriale. Vedi, ad esempio, i manifesti dinamici molto presenti oramai in tutte le città. Credo però, che il mondo cartaceo continuerà ad avere la sua forza come elemento comunicativo e che la carta continui a dare quel effetto sensoriale, tattile ed emotivo difficilmente sostituibile.

Infine, qualche anticipazione sui temi che toccheremo e un tuo augurio per la serata.

Prima di entrare in merito al progetto grafico di Avapo Venezia farò una premessa sulle diverse tipologie di comunicazione sociale e, quindi, di cos’è la “grafica sociale” o “grafica per il sociale”.

La possibilità che offre la vostra serata di interagire direttamente con il committente la renderà particolarmente interessante. Potremo spiegare ai presenti l’importanza di un percorso costruito insieme, di perché anche nella progettazione grafica occorre creare una filiera virtuosa tra committente, professionista e azienda produttrice, come tra l’altro è scontato in altri ambiti produttivi e già prassi nel settore del design industriale.

Come parte del Consiglio Direttivo di Aiap mi piacerebbe approfittare infine, per accennare alcune strategie che Aiap vorrebbe intraprendere, per portare questa consapevolezza all’interno del mondo delle aziende.

Grazie David Gil!

Informazioni utili

Tipografia Unione, Viale Sant’Agostino 470, Vicenza
Mercoledì 11 dicembre 2019, dalle 18.30 alle 20.30
Ingresso gratuito, previa prenotazione su Eventbrite
Sito: https://www.unionecollector.it
E-mail e contatto telefonico: info@unionecollector.it / 0444 563110

David Gil all’inaugurazione della mostra che ha curato per lo Studio Mut a Madrid, novembre 2019.