Unione Collector

Be funny or die

L’ironia nella comunicazione visiva

Be funny or die è il primo evento/cassetta del 2018 all’insegna del genere skate-punk californiano. Esso vede la collaborazione dei visual designers Andrea Bettega e Alessandro Nicoli di Juta Studio. Nato nel 2015 e inaugurato ufficialmente ad aprile del 2016, Juta Studio realizza prodotti comunicativi attraverso l’utilizzo di differenti linguaggi del design visuale. Il suo approccio si basa su entusiasmo e diversificazione, guardando al trascorso di ciascun cliente per dar vita a contenuti visivi capaci di comunicare in modo efficace il messaggio. L’incontro si terrà giovedì 12 aprile, ore 18.00, al piano superiore della tipografia, negli spazi di Unione Collector. Per ulteriori informazioni contattaci!

Andrea Bettega e Alessandro Nicoli spiegano com’è nato Be funny or die

«Un talk per spiegare e raccontare l’importanza dell’ironia nel mondo della comunicazione. In una società in cui il consumatore è costantemente bombardato da messaggi pubblicitari, una comunicazione analitica e sterile non viene più recepita. Il pubblico oggi è più maturo ed esigente, la comunicazione viene vista come un’intrusione non richiesta nella vita e per questo è importante l’ironia e l’intrattenimento.

Grazie all’umorismo e al sarcasmo un messaggio pubblicitario viene percepito come piacevole svago. Una strategia comunicativa ironica può così diventare il punto di forza di una campagna per un’azienda e decretarne il successo. In questo talk verranno analizzati famosi casi studio di pubblicità ironiche realizzate da grandi brand internazionali; pubblicità create dagli anni ’60 ad oggi. Insieme a questi esempi inseriremo dei lavori di Juta Studio, dove viene utilizzata una vena divertente per promuovere un prodotto o un brand».

Guerriglia marketing

«Stay hungry, stay foolish» (Hannibal Lecter)

È cominciata una strana “guerriglia” in questi giorni lungo le strade di Vicenza. Essa non usa grandi mezzi tecnici o economici, ma piuttosto la potente arma dell’ironia. Si tratta della guerriglia marketing, termine coniato a metà anni ’80. Il primo esempio, tra l’altro molto ben riuscito, è riconducibile alla promozione del celebre film The Blair Witch Project. In quell’occasione, prima del lancio del film fu sapientemente diffusa una leggenda metropolitana inerente la presunta scomparsa di alcune persone nel Maryland, cosicché da incuriosire il pubblico. La guerriglia marketing, dunque, non si basa su azioni eclatanti o aggressive come si potrebbe pensare. Anzi, alcuni clamorosi insuccessi si sono materializzati a causa di eccessiva invasività e dispersività.

I simpatici adesivi, come quello con Hannibal Lecter che cita Steve Jobs, con molta semplicità giocano sull’associazione libera di una canzone, avvenimento, pensiero del passato o del presente, a una persona con cui nulla hanno a che fare. Pensare a Anthony Hopkins che si appropria dell’invito fatto da Jobs agli studenti di Stanford, ne muta completamente il significato, creando così un cortocircuito che porta al sorriso chi legge.

Questa è solo una piccola dimostrazione di come un approccio divertente possa rivelarsi funzionale a livello comunicativo e, di conseguenza, in settori come quello pubblicitario, specie per aziende medio-piccole che non possono permettersi grandi campagne.